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Archive for the ‘infanzia’ Category

 

“Buongiorno”, disse il piccolo principe.

“Buongiorno”, disse il mercante.

Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete.

Se ne inghiottiva una la settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.

“Perchè vendi questa roba?” , disse il piccolo principe.

“è una grossa economia di tempo”, disse il mercante.

“Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano cinquantatré minuti la settimana”.

“E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?”

“Se ne fa quel che si vuole…”.

“Io, disse il piccolo principe, se avessi cinquantatré minuti da spendere camminerei adagio adagio verso una fontana…”.

Antoine de Saint Exupery

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Dal primo periodo ferrarese fino agli anni ’60 Giorgio De Chirico ha spesso rappresentato nelle sue enigmatiche composizioni dolci, biscotti e forme di pane della tradizione ferrarese, probabilmente con precise valenze simboliche legate alla propria memoria affettiva. Nel 1915, allo scoppio della grande guerra, De Chirico si trasferì a Ferrara, dove conobbe Carrà, con il quale condivise i principi della “scuola metafisica”, caratterizzata da un libero e fantasioso recupero della tradizione, ma anche dalla rappresentazione pittorica di concetti letterari e filosofici.Al soggiorno ferrarese risalgono alcuni capolavori dell’arte dechirichiana : “Ettore e Andromaca” (1917) e “Le Muse inquietanti” (1918). Sempre a Ferrara De Chirico iniziò a dipingere i suoi famosi Interni metafisici, spazi architettonici fantasiosi contenenti molteplici oggetti (scatole, biscotti, termometri, cubi, giocattoli vari, manichini, squadre da disegno, carte geografiche,mobili), immersi un’atmosfera carica di immobilità e silenzio. Tipiche opere metafisiche del periodo sono: “Malinconia della partenza” 1916 ,”Interno metafisico”, 1916, “Il sogno di Tobia”, 1917.

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Qualche giorno fa un vicino di casa, complice qualche bicchiere di vino, mi ha raccontato alcuni aneddoti della sua infanzia nelle capagne sull’appennino tosco-emiliano…si è quasi commosso raccontandomi che ogni volta che mangia una fetta di castagnaccio, o un neccio, riaffiorano alla sua memoria i gesti lenti di sua madre che spalmava l’impasto di farina di castagne, acqua, uvetta e pinoli su due grandi foglie di castagno, in modo da aromatizzare e al tempo stesso lasciare la loro impronta sulle deliziose frittelline… che dolce ricordo!

Il castagnaccio è una delle prime ricette che mi ha insegnato mio padre, semplice e veloce…prima si mescola la farina con l’acqua, schiacciando le palline di farina che oppongono resistenza, poi si aggiunge all’impasto cremoso l’olio, i pinoli, un pizzico di sale e l’uvetta, infine va oliata la tortiera prima di stenderci l’impasto, decorato con altra uvetta, noci e il rametto di rosmarino spezzettato… il tutto si mette in forno per una mezzoretta a 180 gradi….recentemente ne ho mangiata una versione arricchita di mele…buonissima!

Ingredienti per 4 persone

  • farina di castagna 500 gr
  • 100 gr di gherigli di noci o 100 gr di pinoli
  • 6 cucchiai cucchiari di olio di oliva
  • 5 bicchieri di acqua
  • un rametto di rosmarino
  • un grosso pizzico di sale fine
  • 80 gr di uvetta

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Spesso capita di associare il ricordo di un viaggio, di un’esperienza vissuta ad un odore o ad un sapore, ma ancor più spesso capita l’esperienza inversa, di sentirci improvvisamente trascinati nel flusso dei ricordi, nel bel mezzo di un pranzo o di una merenda sotto la tacita induzione delle papille gustative.

Ricordo benissimo il giorno in cui, in IV ginnasio, la professoressa di letteratura francese ci lesse il brano, famosissimo, La ricerca del tempo perduto in cui Proust racconta come un giorno,  mentre assaporava una tazza di tè con alcuni dolcetti, le petite madeleine, gli fossero affiorate alcune immagini dell’infanzia…e all’improvviso si fosse ricordato di quando sua zia Leonie lo svegliava, tutte le mattine, offrendogli una tazza di tè con delle madeleine.

A distanza di anni un particolare sapore è capace di risvegliare ricordi, secondo un processo irrazionale incontrollabile (la cosidetta “memoria involontaria”)… a me capitano spessissimo questo tipo di associazioni…e per voi qual’è la vostra piccola madeleine?

Da la Recherche di Marcel Proust:

[…] in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa […].

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