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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare.
George Bernard Shaw

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In una ricetta si celano fantasia, ironia

, amore, gioco, gusto estetico, come dimostra il grande scrittore milanese nel suo RISOTTO PATRIO. RÉCIPE, tratto da Le Meraviglie d’Italia (1959)

L’approntamento di un buon risotto alla milanese domanda riso di qualità, come il tipo Vialone, dal chicco grosso e relativamente più tozzo del chicco tipo Carolina, che ha forma allungata, quasi di fuso.  (…)  Recipiente classico per la cottura del risotto alla milanese è la casseruola rotonda, e la ovale pure, di rame stagnato, con manico di ferro (…) Rapitoci il vecchio rame, non rimane che aver fede nel sostituto: l’alluminio.

 La casseruola, tenuta al fuoco pel manico e per una presa di feltro con la sinistra mano, riceva degli spicchi o dei minimi pezzi di cipolla tenera, e un quarto di ramaiolo di brodo, preferibilmente brodo al foco, e di manzo: e burro lodigiano di classe. Burro, quantum prodest, udito il numero de’ commensali. Al primo soffriggere di codesto modico apporto butirroso-cipolli

 Burro, quantum sufficit, non più, ve ne prego; non deve far bagna, o intingolo sozzo: deve untare ogni chicco, non annegarlo. Il riso ha da indurarsi, ho detto, sul fondo stagnato. Poi a poco a poco si rigonfia, e cuoce, per l’aggiungervi a mano a mano del brodo, in che vorrete esser cauti, e solerti: aggiungete un po’ per volta del brodo, a principiare da due mezze ramaiolate di quello attinto da una scodella «marginale», che avrete in pronto. In essa sarà stato disciolto lo zafferano in polvere, vivace, incomparabile stimolante del gastrico, venutoci dai pistilli disseccati e poi debitamente macinati del fiore. Per otto persone due cucchiaini da caffè. Il brodo zafferanato dovrà per tal modo aver attinto un color giallo mandarino: talché il risotto, a cottura perfetta, venti ventidue minuti, abbia a risultare giallo-arancio: per gli stomaci timorati basterà un po’ meno, due cucchiaini rasi, e non colmi: e ne verrà un giallo chiaro canarino.

Quel che più importa è adibire al rito un animo timorato degli dèi e reverente del reverendo Esculapio o per dir meglio Asclepio, e immettere nel sacro «risotto alla milanese» ingredienti di prima qualità: il suddetto Vialone con la suddetta veste lacera, il suddetto Lodi (Laus Pompeia), e i suddetti spicchi di cipolle tenere; per il brodo, un lesso di manzo con carote sedani, venuti tutti e tre dalla pianura padana, non un toro pensionato, di animo e di corna balcaniche: per lo zafferano consiglio Carlo Erba Milano in boccette sigillate: si tratterà di dieci dodici, al massimo quindici, lire a persona: mezza sigaretta! Non ingannare gli dèi, non obliare Asclepio, non tradire i familiari, né gli ospiti che Giove Xenio protegge, per contendere alla Carlo Erba il suo ragionevole guadambio. No!

Per il burro, in mancanza di Lodi potranno sovvenire Melegnano Casalbuttano Soresina; Melzo, Casalpusterlengo; tutta la bassa milanese al disotto della zona delle risorgive, dal Ticino all’Adda e insino a Crema e Cremona. Alla margarina dico no! E al burro che ha il sapore delle saponette: no!

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Piombino riscoperta

Da Piombino “si passa” quasi sempre per raggiungere altre mete. Personalmente sono sempre transitata per andare all’Elba o in Corsica. Se ne ricorda dunque solo il porto, con la perenne fila di turisti in attesa dei traghetti. Tuttavia Piombino merita più di uno sguardo distratto e disinteressato… Merita affacciarsi ai suoi miramare, vista la posizione strategica all’estremità del promontorio che divide il golfo di Follonica da Baratti e che guarda verso l’Isola d’Elba. Merita passeggiare tra le strade del suo centro storico e curiosare tra le numerose testimonianze del suo illustre passato: dal dominio della famiglia signorile “Appiani”, ad artisti insigni come Andrea Guardi o Leonardo da Vinci, fino al governo della sorella di Napoleone, Elisa Bonaparte. Esperienza necessaria, da ripetersi in tutto il territorio pisano, la cecina cotta in forno!

Non mancano le cose da fare a Piombino e dintorni, dalle traversate e crociere anche solo per il week-end, alle escursioni subacquee nei fondali lungo tutta la costa che porta a Baratti e lungo le isole del canale, fino alle esperienze di pesca. Per chi ama la natura esistono molti itinerari che si sviluppano nella profumata macchia mediterranea del promontorio sino ad arrivare al mare, ricco di calette che si specchiano in un’acqua cristallina e trasparente dove è “dovuto” esplorare la bellezza dei fondali.

Da leggere Piombino tra storia e leggenda (Feltrinelli, 2004), per scoprire  le origini del nome, probabilmente legate al piombo che attestava il pagamento delle navi di passaggio e le gesta della famiglia Appiani, che governò per oltre due secoli, in alleanza prima con i Visconti e poi con gli Orsini. Il libro racconta le origini del loro stemma e l’appassionante vicenda dell’assedio di Baldaccio da Anghiari, capitano di ventura, pedina d’un oscuro gioco di potere (Firenze voleva un approdo sul mare…).

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La bellezza è negli occhi di chi guarda.

Johann Wolfgang Goethe

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il gazpacho di Pepa

Vi ricordate Donne sull’orlo di una crisi di nervi di Pedro Almodovar? in quell’esilarante film del 1988, dove a rotazione vari personaggi bevono un gazpacho condito con barbiturici, la protagonista “Pepa” (Carmen Maura) recita anche la ricetta del gazpacho. Ricordo di essermi presa gli appunti dallo scomodo sedile di un cinema all’aperto…Ecco di seguito la ricetta:

Ingredienti:
1 kg di pomodori maturi (tipo san Marzano)
1 peperone rosso
1 cetriolo
1 cipolla bianca (piccola)
1 spicchio d’aglio
aceto
olio
sale
pepe nero
acqua

Preparazione: una volta tagliate le verdure in piccole parti, frullarle con mezzo bicchiere d’acqua, un paio di cucchiai d’olio, quattro/cinque cucchiai di aceto, fino a che si ottiene un impasto omogeneo. Aggiungere acqua se troppo denso. Dopodichè si aggiungono sale e pepe, in base al proprio gusto. Poi passare il tutto in un colino, così da togliere eventuali grumi. Per finire metterlo in frigorifero per servirlo fresco come aperitivo, aggiungendo del basilico.

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