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Il dolce pomo

C’è sull’alto del ramo, alta sul ramo

più alto, una mela rossa:

dai coglitori fu dimenticata.

Dimenticata? No! non fu raggiunta.

Saffo

Ogni fenomeno terrestre è un simbolo, e ogni simbolo è una porta aperta attraverso cui l’anima, se è pronta, può entrare nel cuore del mondo, dove il tu e l’io e il giorno e la notte sono una cosa sola.  Ogni uomo si imbatte di tanto in tanto nella sua vita in questa porta aperta, ognuno una volta o l’altra concepisce il pensiero che tutto il visibile sia un simbolo e che dietro il simbolo dimorino lo spirito e la vita eterna.  Ma solo pochi passano la porta e rinunciano alla bella apparenza in cambio dell’intuita verità interiore.

da Iris di Hermann Hesse

La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che le tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.

da Siddharta di Hermann Hesse

Vivere il viaggio come una  fuga dalla realtà, lo confesso, mi è capitato spesso. Il rito di sradicamento inizia per me fin dalla partenza, durante l’attesa all’areoporto… già mi prefiguro nuovi orizzonti,  nuove avventure, nuovi pensieri. E  la metafora del viaggio come alleggerimento da ogni fardello, iniziazione ad una nuova vita, si esprime perfettamente nell’atto liberatorio del volo…

Ricordo bene i primi viaggi adolescenziali, brevi vacanze nelle case degli amici, fughe da una casa all’altra, da una  famiglia all’altra… vennero poi i primi pellegrinaggi, il giro del Nord Europa con 4 amiche, 4 grandi zaini e tanti sogni, le escursioni in solitario delle grandi capitali europee, l’esperienza oltroceano, dove il desiderio di perdermi mal si conciliava con l’incertezza e la paura del rischio…  Vennero poi altri viaggi, per dimenticare la fine di un amore, elaborare un lutto, scoprire altri mondi, riconciliarmi  con me stessa.

Sul tema del viaggio mi tornano in mente le belle parole di Seneca, rivolte al giovane Lucilio, sulla necessità di raggiungere la tranquillità dell’animo prima di ogni altra azione e quindi prima di “agitarsi” in questo mondo.

Sono parole sagge, frutto dell’esperienza di un uomo che ha vissuto vicende alterne di successo e fallimento, fama e oblio, culminato nel forzato esilio in Corsica. Più di una volta ho reso omaggio al grande filosofo inerpicandomi fino alla torre in cui soggiornò per 8 anni per volere di Agrippina.

Ecco come Seneca incitava il giovane Lucilio ad affrontare la propria vita:

 

Credi che questo sia capitato soltanto a te e ti meravigli come di una cosa straordinaria che, nonostante le tue preregrinazioni così lunghe e tanti cambiamenti di località, non ti sei scrollato di dosso la tristezza e il peso che opprimono la tua mente? Devi cambiare d’animo, non di cielo. Puoi anche attraversare il mare… (…) ebbene, i tuoi difetti ti seguiranno ovunque andrai. A un tale che esprimeva questa stessa lamentela Socrate disse: “Perché ti stupisci, se i lunghi viaggi non ti servono, dal momento che porti in giro te stesso? Ti incalza il medesimo motivo che ti ha spinto fuori di casa, lontano”. A che può giovare vedere nuovi paesi? A che serve conoscere città e luoghi diversi? E’ uno sballottamento che sfocia nel vuoto.

Domandi come mai questa fuga non ti è utile? Tu fuggi con te stesso. Devi deporre il fardello che grava sul tuo animo, altrimenti prima non ti piacerà alcun luogo.

(…) Vai di qua e di là per scuotere il peso che ti sta addosso e che diventa ancor più fastidioso in conseguenza della tua stessa agitazione. Analogamente su una nave i pesi ben stabili premono di meno, mentre i carichi che si spostano, rollando in modo diseguale, mandano più rapidamente a fondo quella parte su cui essi gravano.

Qualunque cosa tu faccia, la fai contro di te e con lo stesso movimento ti arrechi un danno: infatti stai scuotendo un ammalato. Ma quando ti sarai liberato da questo male, qualsiasi cambiamento di località diverrà un piacere. Ti releghino pure nelle terre più lontane; ebbene, in qualsivoglia cantuccio di terra barbara in cui ti troverai per forza ad abitare, quella sede, quale che sia, ti sarà ospitale. Più che la meta del tuo viaggio importa lo spirito con cui l’hai raggiunta, e pertanto non dobbiamo subordinare il nostro animo ad alcun luogo.

Bisogna vivere con questa convinzione: “Non sono nato per un solo cantuccio di terra, la mia patria è l’universo intero”.

dalle Epistulae morales ad Lucilium, Liber Tertius, epistula XXVIII, di Lucio Anneo Seneca (trad. di Fernando Solinas)

“I sogni hanno molte funzioni. Essi aiutano a elaborare e integrare gli eventi che accadono durante il giorno. Spesso in forma di simboli e metafore, essi ci forniscono la chiave per risolvere i problemi della vita quotidiana circa i rapporti con gli altri, le paure, il lavoro, le emozioni, la malattia e così via. Essi possono assisterci nel perseguimento dei nostri desideri. (…). Possono fornirci la strada per recuperare ricordi repressi o dimenticati della prima infanzia, della fanciullezza, della nostra vita intrauterina e persino di altre nostre vite passate”.

da Molte vite, un solo amore. L’eterno incontro delle anime gemelle, di Brian Weiss

“Abbiamo bisogno di grandi progetti, di grandi visioni e di stimolare la fantasia della gente. Dobbiamo tornare ad avere fame di avventura e di scoperte. Dobbiamo ricominciare a guardare in direzione delle stelle, perchè significa alzare la testa, avere la vista lunga e immaginare altri mondi”.

Citazione di Giovanni Bignami, intervistato da Mario Calabresi nel suo bel libro intergenerazionale Cosa tiene accese le stelle. Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro, Mondadori 2011.

Le queijadas di Sintra

Sintra è uno dei posti più belli del Portogallo. Di solito la si visita dopo aver già fatto il giro di Lisbona, per fare una gita fuori porta alla ricerca di un po’ di frescura. Per me è stata una vera rivelazione, la scoperta di un luogo da favola, dove il tempo si è fermato… dunque favoloso! Ecco perchè è stata dichiarata patrimonio umano dall’Unesco…Si trova soltanto 28 km a nord-ovest di Lisbona, ed è facilmente raggiungibile col treno, dalla stazione Rossio. Qui si respira un’atmosfera tutta particolare e definirla romantica sarebbe un po’ riduttivo. Lord Byron l’ha definita “paradiso verde”, e non a caso qui scelsero di insediare la propria residenza estiva i sovrani del Portogallo. Camminando per un viale alberato si raggiunge il Palácio Nacional da Pena, architettura incredibile per l’aspetto iperdecorato in stile bavarese-manuelino. Nella parte centrale della città vecchia si può ammirare l’altro palazzo di rilievo, il Palácio Nacional de Sintra.

Ricordo con particolare piacere le fontane moresche, dove più volte ho cercato ristoro, coperte di piastrelle di ceramica e decorazioni moresche. L’associazione di ricordi mi riporta dalle immagine stampate nella memoria dei palazzi, al sentiero fatto a piedi tra i singulti di un indomabile singhiozzo, ai relativi sforzi e tentativi di farmelo passare della mia compagna di viaggio, Chiara, fino alla Casa da Sapa, un’antica pasticceria, piccolissima e frequentatissima, celebre per le queijadas ( tortine di formaggio e cannella), dove il singhiozzo è definitivamente svanito. Ubi major… .